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Da 10 anni lavoro come designer 3d di gioielli o “artigiana di nuova generazione”. Questa è l’espressione con cui mi piace a volte definire la mia professione.
Essere un’artigiana di nuova generazione in ambito orafo significa sperimentare un metodo di lavoro alternativo in un settore ancorato fortemente alla tradizione manuale.
Non è raro imbattersi ancora oggi in chi storce il naso di fronte a questa prospettiva. Tuttavia sono convinta che il progresso possa intersecarsi con la tradizione e anzi creare degli ibridi interessanti in cui ciascuna delle parti sia esaltata sotto una luce nuova e in cui la qualità si mantenga alta.
Da artigiana di ultima generazione, ad esempio, mi servo degli strumenti della tecnologia, come i software 3d e i macchinari di prototipazione rapida, senza legarli a una produzione industriale di massa, bensì intessendoli con le competenze di altissimo livello del tessuto artigiano del nostro paese.
Utilizzo il mouse e la tastiera come fossero le mie mani virtuali, seguo meticolosamente la progettazione e la produzione del gioiello dal file fino all’oggetto finito dalle mani attente dei miei maestri artigiani.
Attraverso questa sinergia, metto gli strumenti tecnologici contemporanei a servizio delle competenze magistrali dell’artigianato italiano, per esaltarlo e non per sopraffarlo né tantomeno sostituirlo. Ne rispetto i tempi e lo standard qualitativo, e già in fase di progettazione, quando un gioiello sta per nascere in 3d penso a come il modello potrà valorizzare le capacità dei maestri che lo rifiniranno.
Per indirizzare la mia figura professionale in una direzione così innovativa nel rispetto del passato, ho dovuto imboccare una strada non lineare, come spesso accade quando ci si imbatte in vie meno solcate dai più.
Quando un ostacolo diventa un’opportunità
Il mio percorso ha preso le mosse da canali apparentemente molto distanti dal mondo del gioiello, anche se a quest’ultimo sono sempre stata legata da una passione profonda ereditata in gran parte da mia madre. Non provenivo da una famiglia di artigiani che mi trasmettessero i segreti del mestiere, come avveniva nelle botteghe orafe della mia città. Non è stato semplice dunque iniziare a muoversi in quell’ambiente. Non nego che al principio mi sono imbattuta in atteggiamenti forse un po’ scettici nei miei confronti quando chiedevo consigli ad alcuni esperti del settore. Immagino temessero che fossi animata da un capriccio momentaneo, ma in cuor mio sapevo che non era così.
In secondo luogo, ho dovuto scontrarmi con alcuni risvolti inaspettati che la vita riserva, con ostacoli obiettivi che non mi consentivano di diventare un’artigiana orafa, seppure lo desiderassi con tutta me stessa. Infatti, dopo aver trovato finalmente una maestra orafa disposta ad accompagnarmi nel primo contatto con la manipolazione dei metalli, ho sviluppato un problema cronico alle articolazioni e ai tendini dei polsi che non mi ha più permesso di utilizzare le mani per lavorare personalmente i miei gioielli.
Eppure, queste stesse problematiche mi hanno spinto ad agire e a trovare attraverso il fare una strada alternativa che mi conducesse a quello che volevo ardentemente: progettare e realizzare gioielli custodi di significati, secondo il mio modo di parlare al mondo, di muovermi nella realtà che mi circonda.
Ogni cammino di vita non è mai uguale a un altro: questo ci rende unici, anche come professionisti
A lungo, come se non bastasse, sono stata insidiata dal dubbio che una formazione sviluppatasi trasversalmente tra le fondamenta dell’oreficeria, gli studi di storia dell’arte, le passioni per la lettura, il disegno, l’antiquariato, l’amore per le piccole grandi cose quotidiane e per i ricordi, sarebbe stata controproducente. Troppo poco settoriale, troppo poco specialistica.
In realtà, con la pazienza che lo scorrere dei giorni insegna, ho imparato che proprio il fatto che ogni cammino di vita non è mai uguale a un altro ci rende unici, anche come professionisti.
Nel mio caso, ad esempio, mi consente di attingere a un immaginario di ispirazioni molto particolare che fa parte della mia identità, che detta il mio modo di comunicare, di osservare e dunque di progettare.
Da qui prende vita il mondo dei gioielli custodi.









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